Empire State Karma
Zachary Badley
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Puffa di qua, puffa di là...
giovedì, 13 marzo 2008, 16:03

[Notte di Capodanno, dopo la cena dai McDowell]

Zacky
Questa è la mia serata fortunata. Ho deciso che Capodanno sarà il mio giorno preferito per due validissimi motivi: per prima cosa, puoi bere quanto ti pare, anche una tanica di benzina, tanto è l’ultima notte dell’anno e sei giustificato. Certo, se poi ti fanno inghiottire un fiammifero acceso, sei fottuto, ma sono dettagli.
In secondo luogo, per Capodanno le ragazze si mettono tutte in tiro e sfoggiano vestiti praticamente inesistenti, oppure estremamente corti, oppure estremamente attillati, oppure estremamente scollati.
Per esempio, Kath ha un vestito nero con una profonda scollatura davanti...lo so per certo perché mi sono incantato a guardarla mentre eravamo seduti attorno alla lapide di un certo Jimmy Simmons, un parente del Rev, ovviamente. Vi assicuro che la stavo fissando con occhio assolutamente clinico, ma Kath non l’ha presa bene. Ah, le donne!
Cammino sull’erba cercando di fare il minimo rumore possibile, avvicinandomi a Kath, che se mi da la schiena. Ogni tanto inclina la testa all’indietro, probabilmente per bere qualcosa da una bottiglia e sono quasi sicuro che si tratti di Jack Daniels.
La vedo scuotere la testa, mentre osserva da lontano il Rev che saltella da una tomba all’altra bevendo alla gloria dei suoi presunti parenti, i Reverendi Tolomei, per altro tutti seppelliti in questo cimitero. Caso strano.
“WAAAAA!”
Con un balzo, arrivo alle spalle di Kath, con l’intento di farle prendere un infarto, ma lei non fa nemmeno una piega, nemmeno un piccolissimo sussulto; si limita ad ingurgitare altro whisky e a voltarsi con un sorriso furbo stampato in faccia.
"Sei scontato, Zacky."
Touché.
Mi gratto la testa, senza sapere bene cosa dire e lanciando ogni tanto uno sguardo al Rev, che sta ballando la quadriglia sulla tomba di uno dei suoi tanti avi. Poi, come se nulla fosse, si ferma, fa il saluto militare e si rovescia sulla testa tutto il contenuto della bottiglia di Jack.
Magari porta bene.
Guardo Kath, la quale ha gli occhi tanto spalancati da sembrare due fanali azzurri.
“A proposito di azzurro!” esclamo mettendomi davanti a lei.
“Eh?”
“Devi aiutarmi a cercare il villaggio dei puffi in quel boschetto” dico indicando la macchia di alberi poco distante.
Kath mi guarda negli occhi cercando di capire qualcosa che io probabilmente non afferro. Ha le palpebre assottigliate e l’aria da inquisitrice spagnola.
“Dai dai, andiamo!”
La afferro per un polso e la trascino verso il boschetto, mentre la sento borbottare qualche maledizione, sicuramente rivolta a me.
Tra gli alberi non c’è praticamente luce, a parte qualche raggio lunare e la luce del fuoco del mio accendino.
“Non credevo che i puffi vivessero nell’ombra” mormoro calpestando qualche foglia.
“Ma allora stai veramente cercando i puffi!” esclama Kath.
Mi volto e noto si massaggia una caviglia; probabilmente è inciampata in una radice o qualcosa del genere.
“Certo che li sto cercando! Cosa credevi?”
Lei mi rivolge un’espressione da furbetta, maliziosa quasi.
“Oh! La solita maliziosa” impreco, guardandomi attorno “Comunque sono quasi sicuro che ci sia un villaggio di puffi qui, da qualche parte”
“Certo, basta esserne convinti...”
“No, sul serio, te lo immagini? Il Grande Puffo, Puffetta, Brontolone...il sogno di un'intera vita!"
"Puffetta è una zoccola! da sola in mezzo a chissà quanti uomini!"
“Di nuovo? Kath, sei troppo cinica” la riprendo voltando appena la testa mentre mi aggiro fra gli arbusti bassi. "Hai rovinato la mia visione idilliaca e totalmente pura della mia infanzia!"
"Stordito, la vita è dura, anche per i puffi!" ribatte lei.
Mi fermo nuovamente per fronteggiarla.
"I puffi, a parte Gargamella, di problemi non ne hanno!" rispondo a tono mentre lei mi guarda male.
Poi vedo che guarda un punto oltre le mie spalle, sbatte le palpebre più volte, poi urla: "Ne ho visto uno!"
Mi afferra per un braccio, precipitandosi verso una figura estremamente bassa che sta cercando di districarsi tra i rami di un cespuglio.
Saltiamo addosso alla losca figura, schiacciandola a terra mentre questa urla spaventata.
"Aaaaaaah! Ora non posso neanche andare in bagno? Questa è una dittatura!"
“Little Mike?”
“No, sono Puffetta” risponde con un tono molto poco convincente.
Mi sollevo da terra, aiutando Kath ad alzarsi mentre si passa le mani sul vestito per togliere alcune foglie che si erano attaccate alla stoffa.
Accendo di nuovo l’accendino e lo avvicino alla figura a terra e noto che effettivamente si tratta di Little Mike, il quale borbotta qualcosa d’incomprensibile prima di defilarsi, probabilmente alla ricerca di un bagno.
“Ma secondo te Little Mike vive in una casetta a forma di fungo?” chiede Kath, mentre usciamo dal boschetto.
“Non saprei...” sospiro affranto.
Per quello che ne so, Mike vive in un appartamento anche abbastanza lussuoso, però magari dorme dentro una casetta a forma di fungo. Questo spiegherebbe perché si è sempre rifiutato di rivelarci l’ubicazione della sua dimora. Io sinceramente non so se vivrei bene dentro un fungo.
Probabilmente opterei per una casetta di marzapane.


Synyster
Il Rev tra poco stramazzerà al suolo.
Sta visitando, anzi celebrando il suo sessantottesimo antenato, e ogni volta che lo fa oltre a versarsi in testa del Jack ne beve anche un bicchiere, le cose sono due: o stramazza al suolo morto, o dovremmo pure prenderci la briga di portarlo in ospedale per il suo glorioso cinquaduesimo coma etilico.
Spero che stramazzi, non ho voglia di guidare fino al pronto soccorso.
Siamo in un cimitero, dopo che il genio di Lee ci stava per far squartare da un bestione della secutiry di quel locale in cui era convinto di entrare siamo venuti qui, al vecchio cimitero sconsacrato, un normale modo di festeggiare l’anno nuovo, no?
Non ci vedo nulla di strano a starsene seduti con la schiena appoggiata ad una lapide di quello che il Rev sostiene sia il suo Tris-bisavolo Tolomeo, con la fiaschetta del gin mano, una sigaretta nell’altro e il resto delle persone che giocano a poker dentro un vecchio mauseoleo.
Se fossi in un film adesso vedrei spuntare dalla terra una mano e gli zombie ci attaccherebbero, ma ad essere sincero temo di più Zacky che sta trascinando Kath alla ricerca di un villaggio di Puffi: spero per lui che sia un scusa per provarci, anche se purtroppo credo voglia veramente solo cercare quei così blu.
Non sto dicendo che non esistano, io e Ian ne abbiamo visiti un paio una volta, certo dopo un numero imprecisato di canne, ma li abbiamo visti, sono sicuro che quei bastardi si nascondano da qualche parte, e forse Frank ha ragione a sostenere che Little Mike è solo un loro infiltrato nella nostra razza, o forse no, chissà...
Appoggio la testa all’indietro contro la lapide e chiudo gli occhi, proprio mentre sento dei passi avvicinarsi, ma sono leggeri, probabilmente di una delle ragazze.
“Me la offri una sigaretta?” è la voce di Blaine a risuonare vicino a me mentre si siede e io riapro gli occhi passandole il pacchetto e poi la scatola dei fiammiferi, il mio accendino se l’è rubato Jamie per dare fuoco a un cespuglio di non so cosa...
“Grazie!” risponde aspirando una lunga boccata di fumo.
“Hai già perso?” chiedo riferendomi alla partita a poker.
“No, ma hanno iniziato a giocare con le carte dei Pokemon...” risponde lei e poi fruga nella sua tasca “...ho rubato la carta del Capro Espiatorio... ” ride e io scuoto la testa, amici normali no...
Blaine tira un’altra boccata di fumo e poi la vedo chiaramente rabbrividire, fa freddo, un freddo cane e quella giacca che ha addosso deve fare ben poco, le passo una mano sulla schiena e la tiro giù senza troppa grazia.
“Hey!” si lamenta lei ma subito dopo si sistema infilando le braccia dentro il mio piumino che tenevo aperto.
“Ti sto evitando l’assideramento psicopatica...” dico io accendendomi un’altra sigaretta mentre sento che con le mani si intrufola nelle tasche interne del giubbotto.
“Posso frugare?” chiede divertita.
“Se dico di no lo fai lo stesso, cosa me lo chiedi a fare?” obietto io.
“Che ne so magari la magia del capodanno, i Puffi, i folletti della Cornovaglia...o magari lo spirito di un Reverendo Tolomeo ti hanno fatto diventare più buono...a Capodanno si diventa tutti più buoni...” spiega lei.
“Ma non era Natale quello?” mi informo.
“Frank ha detto che Capodanno è il nuovo Natale...” risponde.
“L’aveva detto anche del giorno del suo compleanno quando si è presentato in Comune per farlo aggiungere come festa nazionale al calendario...” commento buttando via l’ennesima sigaretta e bevendo un sorso di gin, mentre sento le mani di Blaine che esplorano senza ritegno le mie tasche.
“Oddio e questo cos’è? Una bambolina?” chiede tastando qualcosa di imprecisato.
“Sì, vodoo, con le tue sembianze...” esclamo io mentre lei alza la testa per guardarmi minacciosa.
“Lo sapevo che conoscevi la magia nera! L’avevo detto a Ian, lo sapevo!” sbotta convinta per poi tornare ad appoggiarsi sulla mia spalla e a frugare tra le mie cose.
“E questo? Oh Dodo, questo è pericoloso...Syn vuoi sgozzarmi con un coltello per caso?” continua imperterrita.
“No preferirei soffocarti.” Statuisco serafico mentre lei toglie la mano dalla mia tasca forse spaventata dalla minaccia, forse perchè non si diverte più e le infila sotto la mia felpa per scaldarle meglio.
“Se non ti conoscessi direi che stai toccando un po’ troppo, sai?” dico ridendo mentre lei mi tira un pizzicotto senza pensarci due volte.
“Sei un uomo impegnato, chi la sente poi Miss Confetto se ti porto via dalle sue grinfie laccate di rosa?” replica senza muoversi, facendo calare il silenzio, e mi ritrovo a pensare a quella domanda che mi ha fatto quando mi ha accompagnato a comprare il regalo per Michelle: perchè sto con lei.
Ci penso da quel giorno, penso di doverle una risposta, ma non la trovo, nemmeno una, eppure mi sento in dovere, e non so neanche perchè, di giustificarmi con Blaine.
“Sai, ho pensato a quello che mi hai chiesto...” dico così, dal nulla.
“Questa è vaga Syn, faccio parecchie domande se non te ne sei accorto...” dice.
“Ma va...tu che parli tanto, sul serio?” chiedo ironico beccandomi un secondo pizzicotto nell’arco di pochi minuti.
“Comunque a cosa ti riferisci?” continua imperterrita.
“Al perchè sto con Michelle...” dico e cala di nuovo uno strano silenzio da parte di entrambi; “C’è un motivo, di sicuro c’è un motivo solo...che non so bene qual è...” ammetto “...ci sto e basta.” concludo e lei alza la testa per guardarmi.
“Non è una motivazione tanto valida lo sai?” obietta.
“E chi sei tu per dirmi che non è valida?” ribatto mentre ci fissiamo senza dire niente e poi Blaine scuote la testa.
“Già, se è valida per te lo sarà per il mondo.” commenta, ma il suo tono non è per niente convinto, e sono certo che se parlassi non lo sarebbe nemmeno il mio.
Tiro fuori un’altra sigaretta e ne porgo una anche a lei, che sfila una mano da sotto la mia felpa per prenderla e con un fiammifero le accendo entrambe, mentre la nostra attenzione viene attirata dal Rev che in questo momento sta correndo in mutande per il cimitero urlando “Tolomei venite a me!”, penso voglia radunare un’esercito con gli spiriti di tutti i suoi avi per combattere i Puffi che Zacky minaccia di aizzargli contro.
Siamo una compagnia di sciroccati, questo è certo, contando che forse io e la psicopatica che mi sta addosso in questo momento siamo i più normali del giro.
Ma io sono davvero normale?
Una persona normale non dovrebbe trovare un motivo per cui sta con la propria ragazza diverso da ‘ci sto e basta’?
Bevo l’ennesimo sorso di gin passando poi la fiaschetta a Blaine.
Perchè sto con Michelle?

Zachary Badley

puffi, disgraziati
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Die hard
lunedì, 18 febbraio 2008, 15:47

28 dicembre 2007
Negli ultimi tempi, per la precisione da quando sono tornato dal mio viaggio alla ricerca dell’equilibrio karmico, mi è capitato di chiedermi almeno un miliardo di volte perché la gente è così agitata. Voglio dire: sì, okay, io e Frank abbiamo corso per il palazzo, sparando addosso ai piccioni con le pistole a pallini. Che sarà mai?
Okay, abbiamo anche rotto il vaso di orchidee che la signora Ferguson teneva fuori dalla porta. Però non è colpa nostra se quella tiene un vaso dell’Ottocento fuori dalla porta.
Va bene, abbiamo anche sparato addosso all’amministratore condominiale, ma è stato un incidente! Se avessi voluto farlo fuori avrei chiesto a Syn.
A proposito di Syn, adesso come faccio a dirgli che non sono riuscito a convincere l’amministratore?
Rientro in casa sospirando e richiudendomi la porta alle spalle e vedo Frankie seduto sul tavolo da ping-pong, mentre sorseggia qualcosa di caldo da una tazza con scritto “I’m sweet and innocent”.
“Non è caffè quello, vero?”
“No, è tè!”
“Bene”
Il caffè è ben nascosto nel secondo sportello in alto della cucina, dietro all’origano. Se Frank dovesse trovarlo, sarebbe una catastrofe. Frankie soffre di una strana forma di iperattivismo e certamente la caffeina non gli fa bene. L’ultima volta che ha bevuto due dita di caffè ha distrutto mezza casa.
“Allora? Hai parlato all’amministratore?”
“Sì, niente da fare” rispondo scuotendo la testa e sfilandomi il giubbotto.
“Cosa?! Allora è deciso? Dobbiamo andarcene?” alza la voce.
“Shhhh, abbassa la voce!” dico guardandomi attorno, “Dov’è Syn?”
“È sul balcone, sta suonando...per calmarsi, credo.”
Perfetto. Ci ucciderà. Ci ucciderà, me lo sento. Questa è la volta buona che va fuori di testa e ci fa a pezzi. Spero solo che per primo faccia fuori Frank, così ho tempo di prendere appunti per il mio manoscritto intitolato “Come evitare che il tuo coinquilino ti faccia a fettine con una motosega circolare”. Potrei vincere un Pulitzer. Sarei morto, ma almeno una soddisfazione ce l’avrei.
Esco sul balcone e vedo Syn alzare la testa per pochi secondi e poi riprendere a suonare la chitarra senza dire nulla.
Se ne sta semplicemente seduto sulla sedia al freddo e al gelo, con una delle sue chitarre, pensando al modo migliore per ammazzarci.
“Ciao Syn” mi avvicino con circospezione. Potrebbe azzannarmi quando meno me lo aspetto.
Mi schiarisco la voce, dondolandomi avanti e indietro sui piedi.
“Ahm...sono andato a parlare con l’amministratore...”
“Non me lo dire...” mi interrompe pizzicando le corde della chitarra “...ci sbatte fuori di casa.”
La cosa magnifica è che è tranquillissimo. Non è per niente adirato. Magari ha seguito i miei consigli ed ha iniziato a prendere i calmanti.
Oppure è tutto un trucco per farmi credere di essere al sicuro per poi tagliarmi le gambe al momento più opportuno.
“E dimmi Zacky, noi dove cazzo andiamo a vivere?”
“Aha! Ci ho già pensato!” Ora dovrà per forza riconoscere che sono un genio.
“Sentiamo” dice lui, appoggiando le mani sul fianco della chitarra e alzando la testa per fissarmi con sguardo scettico.
“Ho sentito Blaine e mi ha detto che nel loro palazzo c’è un appartamento con tre stanze in affitto!”
Syn schiocca la lingua.
“Insomma, se non si lamentano di Ian e Blaine non si lamenteranno di noi!”
“Ma Ian e Blaine non sparano addosso ai piccioni, non dormono in una bara e non meditano sul tavolo da ping-pong!”
“Mi sembra ovvio” allargo le braccia “loro non ce l’hanno il tavolo da ping-pong!”
“Zacky, sto per staccarti la testa per giocarci a football. Sappilo.”
Ok, è incazzato.
 
***
 
L’incazzatura di Syn sta persistendo da diversi giorni ormai, tanto che io e Frank eravamo sul punto di dormire assieme nella bara, muniti di crocifissi ed aglio, ma poi abbiamo capito che la bara era troppo piccola per contenerci entrambi.
Risultato? Sono tre giorni che non dormo, Frank continua a lamentarsi per la puzza di aglio nella sua bara e Syn...mi sorprendo che non abbia ucciso il primo che passava per strada. Magari sta veramente prendendo dei calmanti.
Comunque Syn è incazzato e questa sua suscettibilità sta avendo un picco pauroso proprio in questo momento, in cui sta palesemente insultando l’amministratore condominiale.
“Questo è un cretino!” esclama, allargando le braccia ed esibendo un’espressione che va dallo scioccato allo scocciato.
“Guarda che ti sente...” lo avverto, vedendo Taylor Snize, l’amministratore del Wayland, voltarsi verso di lui con uno sguardo di fuoco.
“E chi se ne frega!” ribatte Syn, esaminando attentamente una delle camere da letto, per poi aggiungere “Ok, dov’è il trucco?”
“Trucco? Così mi offende, signore.” risponde Taylor.
“Crede che sia deficiente? Questo appartamento è troppo bello, ci deve per forza essere una pecca...da qualche parte”
Taylor scuote la testa guardandolo con aria innocente, al che Syn sfoggia il suo sguardo “Dimmi la verità, altrimenti ti spacco la testa sulla prima superficie solida”.
Taylor sbotta: “Ok, va bene, c’è un particolare su cui ho sorvolato” e si dirige verso la porta di una camera che effettivamente non abbiamo ancora visto.
Quando la apre, noto che è completamente immersa nel buio.
“Beh?” chiedo, leggermente confuso. Cosa sarebbe? Uno sgabuzzino? Se così fosse, sarebbe un gran spreco di spazio, data la dimensione.
“Questa è la terza camera da letto” risponde Taylor.
Inarco un sopracciglio, mi avvicino e gli stringo una mano, dicendo: “Ok, è stato un piacere conoscerla, le faremo sapere eh!” e faccio per dirigermi verso l’uscita, ma Syn mi blocca per una spalla e quella sua espressione da stronzo non mi piace per niente.
“Lo prendiamo!”
Ok, calma Zacky, starà sicuramente scherzando.
“Ahah! Che simpatico che sei!” ridacchio in modo isterico.
“Perfetto! Allora potete trasferirvi quando più vi fa comodo, ma ci sono alcune clausole del contratto che...” inizia a dire Taylor, ma io salto sul posto per richiamare l’attenzione.
“No! Lo so come va a finire! Tu ti prendi la camera col bagno privato, Frank si prende quella più luminosa e io finisco nello sgabuzzino!”
“Non è uno sgabuzzino!” esclama Taylor, inviperito.
“Hai indovinato Zacky, sei un genio! Prova a protestare, prova a dissentire. Ti devo ricordare chi ci ha fatto sbattere fuori di casa?” dice Syn con aria assassina.
“Ma...” provo a protestare.
“Beh, guardi i vantaggi della cosa: di questi tempi, col surriscaldamento globale e il buco dell’ozono, la luce solare può provocare gravi danni alla pelle...” dice Taylor.
“Ma non ci sono finestre...” gemo debolmente.
“Ma a te non piace il sole!” esclama Frank, il quale sta misurando la lunghezza della camera che ha già proclamato come sua. Ovviamente non sta usando un metro, sta semplicemente facendo passi lunghissimi da una parete all’altra, borbottando strani calcoli matematici.
Mi prendo il mento fra le dita e mi metto a riflettere: effettivamente, ha ragione. A me non piace il sole, è troppo...caldo...poi io ho la pelle chiara e sensibile, poi mi scotto ed è un casino. Sono fermamente convinto di essere fotosensibile, anche se la mia teoria non è mai stata provata.
“Ok, ci sto!”
 
Esco dall’ascensore con aria pacifica, mentre Syn, che ha recuperato il suo umore nero, mi supera per raggiungere in fretta la porta del palazzo.
Sta per aprire la porta, quando entra Kath, che guarda con la fronte aggrottata l’espressione di Syn.
“È successo qualcosa? Come mai siete qui?”
“Chiedilo a quel pezzo di deficiente e al suo degno compare!” esclama Syn indicando me e poi Frank, per poi prendere la porta ed andarsene.
“Stai tranquilla, non ti ucciderà, al massimo ucciderà me” assicuro a Kath, che sale i gradini avvicinandosi “È che ci hanno sbattuto fuori dal nostro palazzo e stiamo cercando un altro appartamento. Be’, per la verità l’abbiamo già trovato!” aggiungo.
“Quindi vi trasferite qui?” chiede con un sorriso.
“Sì! Non sei felice?”
“Certo...” ride lei, poi si sporge oltre la mia spalla per fissare un punto dietro di me.
Mi volto e vedo Frank che sta davanti alla parete spoglia dell’entrata; la sta fissando intensamente, come se ce l’avesse con lei.
“Non dirmi che ha ricominciato con la teoria del marmo...” mormoro.
“Teoria del marmo?” chiede Kath, confusa.
“Sì, tempo fa aveva questa fissa...sosteneva che il marmo fosse un materiale creato dai folletti della Cornovaglia e che fosse un materiale ingannevole. Diceva che era una cospirazione globale e che ci stavano tutti prendendo per il fondoschiena...”
“Macché teorie! È tutto vero!” esclama Frank, senza però staccare lo sguardo dalla parete “Comunque non stavo pensando a quello...pensavo che qui ci starebbe bene una mia gigantografia” continua.
Mentre Kath si mette a ridere, io guardo il muro e penso che ci vorrà un foglio bello grande per coprirlo tutto.
“Comunque! Mi sa che è ora di andare, che Syn potrebbe lasciarci a piedi senza pensarci due volte!” dico rivolgendomi a Kath.
“Va bene! Ci vediamo presto allora!” dice lei con un sorriso, prima di prendere le scale.
Esco fuori dal Wayland e mi infilo i miei mitici occhiali da sole bianchi.
Faccio per dirigermi verso la macchina su cui Syn ci sta aspettando seduto al posto del guidatore, ma noto Frank che fissa insistentemente la porta del palazzo.
“Frank?” richiamo la sua attenzione.
“Dici che è meglio un poster o un dipinto?”

Zachary Badley

motoseghe circolari, pacificamente me, disgraziati
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